Antoine d'Agata, l'Odysseia al MuCEM di Marsiglia e su Arte.fr

L'odissea dei migranti di ieri e di oggi, in una mostra ospitata presso il MuCEM di Marsiglia e sul sito internet del canale culturale Arte.

Ci sono coordinate, geografiche e sociali, che superano i confini strettamente etimologici del termine. A queste appartengono le direttrici di “Odysseia”, lavoro del fotografo Antoine d'Agata, esposto al MuCEM, neonato polo artistico della sua Marsiglia. Perché è proprio nella cité fosséenne che d'Agata ha visto i natali nel 1961, ed è lì che le sue opere hanno attecchito contribuendo al lustro del complesso museale che incarna la fierezza della città francese, eletta capitale europea della Cultura 2013. Schegge umane che ricostruiscono il sofferto percorso dei migranti alle porte dell'Unione Europea, gente giunta spesso dal mare, strappando alla vita brandelli di speranza proiettata oltre le onde e le difficoltà di viaggi difficilissimi.
L'autore, recentemente celebrato con i suoi anticorpi al Bal di Parigi ritorna nella sua città d'origine dopo lunghi anni passati all'estero, in una mostra organizzata nell'ambito delle manifestazioni di Marseille-Provence 2013, in partnership con un'altra istituzione cult per gli amanti della fotografia, il museo Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône e risultante dalle suggestioni sviluppate durante un periodo trascorso in residenza nel seno degli Archivi e della Bibliothèque départementales delle Bouches-du-Rhône, nella cornice degli Ateliers de l'Euroméditerranée.
E per coloro che non potranno recarsi in loco, il canale franco-tedesco Arte propone un'installazione virtuale dedicata sulla sua piattaforma dedicata alle arti visuali e digitali. Una zattera nella rete, imbarcandoci sulla quale ritroviamo il senso intimo della traslazione dei tanti Ulisse che affrontano ogni giorno il Mare Nostrum in cerca di fortuna:

Antoine d’Agata ha seguito alcuni migranti restituendo a ciascuno dei loro percorsi, la dimensione di un'odissea personale. Alle frontiere dell'Europa, all'assalto della cittadella, tentano tutti, con mezzi diversi, di forzarne l'entrata. Attraverso la fotografia e il video l’artista propone di accedere alla realtà di questi itinerari, di condividere con questi anonimi un quotidiano fatto di strade, di centri d'accoglienza e di ritenzione, di zone portuarie...Altrettanti road-movies attraverso paesaggi urbani, non identificabili, tutti identici, d'individui coscienti della propria condizione esistenziale di clandestini.

Via | mucem.org

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