La fotografia... quando le parole non bastano

Riflessioni sul valore di una foto, sulla responsabilità del fare click.


Le foto delle persone uccise con il gas nervino stanno facendo il giro del mondo, le troviamo sui giornali, sui social network, le guardiamo con orrore ma già c’è chi dice “Basta, smettetela”. C’è chi afferma che sono foto false, che non sono vere, vuoi per credenze politiche vuoi perché, credere a questo orrore è dura. Quel che mi fa riflettere è quanto possa raccontare una fotografia, quanto un semplice click, a volte, possa urlare più mille parole. Quanto deve essere stato pensante il banalissimo click (che ormai neanche si sente più!) delle fotocamere dei reporter, quanto deve essere stata dura uscire la macchina dalla borsa, impostarla, fermarsi un minuto per pensare a come fotografare quell’orrore nel modo più “giusto”, e poi scaricare le immagini, inviarle in redazione…

Ieri ho letto il consueto “Buongiorno di Massimo Gramellini” sul sito della Stampa, un autore che mi piace molto che mi da molti spunti di riflessione. Nel suo buongiorno di ieri ha scritto una cosa che mi ha fatto riflettere che può essere una riflessione per tutti noi:

“Abbiamo imparato a difenderci dalle parole: svuotandole, rendendole innocue. Solo le immagini hanno ancora il potere di svegliarci. Sbattendoci in faccia la vita in ogni sua espressione, anche inaccettabile, tanto da non potere più fare finta che non esista o che non ci riguardi. Ieri, durante la riunione del mattino, al giornale è planata la notizia che, secondo l’opposizione, le truppe di Assad avevano compiuto una strage nei sobborghi di Damasco utilizzando gas nervino. Cento, duecento, mille caduti. Il collega degli Esteri riportava l’incerta contabilità senza suscitare reazioni particolari: atrofizzata in una statistica, la morte di massa non fa scalpore. Poi sono arrivate le foto e il clima è cambiato. I numeri sono diventati volti. E corpi, serrati dentro i lenzuoli. L’assenza di ferite d’arma da fuoco, quindi di sangue, rendeva i cadaveri quasi metafisici: sembravano angeli, specie i bambini”.

Quanto vale una fotografia? A volte ci dimentichiamo il potere che ha la fotografia di raccontare le vite degli altri, le storie, ma anche il mondo che ci circonda. Questo è uno di quei casi in cui si ci ferma e si inizia a pensare a quanto siamo anestetizzati al dolore, quando siamo diventati insensibili e quanto il nostro cuore si sia atrofizzato.

Mi rendo conto che nella nostra vita di tutti i giorni non capita spesso di fare fotografie così atroci, però pensiamo un po’ di più quando fotografiamo gli zingari, i bambini poveri che chiedono l’elemosina, i barboni, gli anziani… quando pesa il nostro click? Spero molto. Riflettiamoci quando fotografiamo persone nelle case di riposo, malati, disabilità, stragi e alluvioni, pensiamo a perché lo facciamo.

Anche questo è un esercizio importante, da un lato c’è il “dovere di raccontare” come diceva Letizia Battaglia, dall’altro c’è anche la fotografia che si può evitare, spesso il risultato migliore che possiamo portare a casa è la foto non fatta.

La questione è aperta, è una questione di coscienza.

Foto | garryknight

  • shares
  • Mail