L'app che riunisce i rifugiati, quando le foto cambiano la vita

RapidFTR è un'app per condividere le fotografie dei profughi e riunire le famiglie


Quanto vale una foto? La domanda è sempre la stessa e porsela più spesso possibile non può che farci bene! Al giorno d’oggi ci si lamenta sempre: troppa tecnologia, troppi telefoni, troppo computer, tutti sempre attaccati a internet e via così all’infinito. La tecnologia però ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e ci ha reso semplici cose che una volta erano quasi impossibili. Grazie a delle semplici app, a dei siti web, la fotografia è in grado di arrivare a milioni di persone, dalle più lontane a quelle più vicine. Jorge Just, un ex studente e oggi docente del corso intitolato Design for Unicef alla Tisch School for the arts della New York University, ha creato una app, si fanno le fotografie ai profughi, ai bambini abbandonati, alle persone che si sono perse e si condividono a tutti gli operatori della zona, in questo è molto più semplice ritrovare i propri cari e vivere con loro anche lontani da casa.

L’app, battezzata RapidFTR, promette di cambiare tutto, non è più necessario compilare moduli cartacei, inserire nomi, codici, ricopiarli nei registri e poi girare porta a porta con l’elenco dei nomi, per vedere se qualcuno li riconosce, non è necessario appendere annunci sui muri, basta qualche click e le persone possono facilmente trovarsi. Grazie ad una foto, poche informazioni essenziali e una app che sappia veicolare tutto nel modo più giusto.

RapidFTR, sigla che sta per Rapid Family Tracing and Reunification App, ha rivoluzionato il lavoro dei tantissimi volontari che fanno di tutto per riunire le famiglie. Fatuma Arinaitwe, una cooperante di Save the Children in Uganda, ha dichiarato:

"Prima di RapidFTR dovevamo utilizzare carta e penna e compilare un sacco di un'operazione che portava via un sacco di tempo. Dopo si andava in giro per il campo con una lista di nomi, domandando alle persone se conoscessero i bambini".

Jorge Just ha aggiunto:

"Un bambino può essere in un punto del campo-rifugiati e i suoi genitori dall'altra parte ma con tutta la buona volontà, l'effetto è come se si trovassero in due diversi continenti. Anche le piccole distanze, in situazioni del genere, possono apparire insormontabili".

Foto | repubblica
Fonte | repubblica

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