James Nachtwey: le ragioni di un fotografo di guerra

Sui passi di vari decenni di lavoro per comprendere la démarche del fotoreporter americano James Nachtwey


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E' accettando di parlare per TED, la piattaforma che riunisce conferenze di vari interpreti del contemporaneo, che il fotografo americano James Nachtwey ne approfitta per ritornare sul quarto di secolo dedicato ai suoi lavori, snocciolando un'insieme di riflessioni attente e avvertite. Un "uomo di terreno" che ha avuto il tempo e l'occasione di elaborare un quadro avvertito sul panorama odierno, porta gli ascoltatori a comprendere alcuni punti chiave dell'importanza dell'immagine nella comunicazione concentrando al medesimo tempo l'attenzione sugli elementi viscerali che l'hanno guidato verso il mestiere che esercita.
Natchwey parla con semplicità, senza nascondere un certo imbarazzo nel mostrare il suo sguardo e una certa reticenza ad esprimersi senza il tramite diretto dell'obiettivo, invitando i presenti e attraverso il video tante altre persone che si interrogano in luoghi e tempi diversi sulla funzione della stampa documentaria e dell'informazione in generale, a infiltrarsi nei meccanismi del potere per scardinare a favore dell'opinione pubblica, un sistema di controllo che ha spesso la pretesa di estendersi anche ai cliché, quelli che arrivano dritti alla pancia di chi guarda e non possono lasciare indifferenti, ma si espongono al rischio di semplificazioni, quando, nella maggior parte dei casi, si propongono semplicemente di portare la voce di chi non ha voce, il più lontano possibile.
Eccovi questi ventun minuti di James Nachtwey, con sottotitoli tradotti in varie lingue, tra le quali anche l'italiano, che comincia a descrivere le condizioni che l'hanno spinto verso la fotografia consegnandoci una lezione magistralmente umana di giornalismo:

Ero uno studente negli anni '60, in un'epoca di cambiamenti sociali e domande e, sul piano personale, un momento di risveglio dell'idealismo.
La Guerra in Vietnam era al culmine, il Movimento per i Diritti Civili stava per nascere, e le fotografie avevano un'influenza forte su di me. I nostri leader politici e militari ci dicevano una cosa e i fotografi ce ne dicevano un'altra. Io credevo ai fotografi, come milioni di altri americani. Le loro immagini alimentavano al resistenza alla guerra e al razzismo. Non solo registravano la storia, ma aiutavano a cambiarne il corso. Le loro immagini diventarono parte della nostra coscienza collettiva e, quando la coscienza mutò in un senso condiviso di consapevolezza, il cambiamento non divenne solo possibile, ma inevitabile.

Photo by Oleg Nikishin/Epsilon/Getty Images.

Via | apprendre-la-photo.fr/video-les-photos-de-guerre-saisissantes-de-james-nachtwey

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