The Faces of Time di Jan Langer ritrae i segni del tempo sui volti

Riflettendo sui segni del tempo e della vita impressi sui volti, con le similitudini fotografiche ritratte da The Faces of Time di Jan Langer, a 70 anni dall'alba del 16 ottobre del 1943.

A pochi giorni dalla morte del criminale nazista centenario Erich Priebke, e 70 anni dall'alba del 16 ottobre del 1943, segnato dal rastrellamento nazista che spedì uomini, donne e bambini al campo di sterminio di Auschwitz, è inevitabile ricordare le fattezze giovani delle vittime mai tornate nelle vecchie foto in bianco e nero, e quelle dei pochi tornati, segnate da tempo, dolore, stenti e orrori.

Volti della massiccia deportazioni degli Ebrei in Italia (vittime e carnefici), da leggere nel confronto tra le foto di ieri e quelle di oggi dei pochi sopravvissuti, come quello di Settimia Spizzichino, l'unica donna tornata dal rastrellamento del 16 ottobre a Roma, che ha perso ad Auschwitz tutta la sua famiglia, sopravvivendo nel blocco esperimenti ad iniezioni di virus, scabbia, tifo ... depilata, tatuata, frugata, senza mestruazioni...

I segni del tempo scritti, incisi, sui volti, che affascinano e fanno riflettere su quello che celano, che raccontano, che possiamo intravedere, come quelli che riflettono sui centenari, raccolti dal fotografo ceco Jan Langer con il progetto Století / The Faces of Time.

Un progetto punta ad evidenziare le differenze e somiglianze di un volto a distanza di tanti anni, il carico delle aspettative dei giovani, e quello della memoria dei vecchi, accostando fotografie di volti giovani e quelli di centenari della Repubblica Ceca, insieme ai racconti di come vivono..

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Gli stessi volti solcati da rughe, cambiati negli sguardi, e magari con naso e orecchie più grandi, ovvero quelle parti del corpi che non smettono mai di crescere, resi ancora più evidenti dal video al ritmo con Hudba di Ludovico Einaudi (a seguire), nelle gif di aktualne.cz e nell'Aging Face trasformation del video realizzato da Dovga.com che apre questa segnalazione.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.

Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l'una all'altra.
estratto da “Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock
(The Love Song of J. Alfred Prufrock, 1915) di T. S. Eliot

Via | Jan Langer - aktualne.cz - Dovga.com - Facebook

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