Lou Reed: un fotografico addio

Curiosità fotografiche sul grande rocker che ci ha lasciato.

Lou Reed | un fotografico addio, Francoforte, foto by Hannelore Foerster/Getty Images. Tutti i diritti riservati

E' scomparso un mito. Se n'è andato senza musica Lou Reed, leggenda di 71 anni non più vivente già ricordata tra le pagine di sundblog. E se la sua statura nel mondo dell'arte su note resta indubbia, annessi e connessi passaggi con i The Velvet Underground sotto l'ala di Andy Warhol, non molti sanno che Reed si è dedicato anche alla fotografia. Perché oltre ad esercitare magistralmente la composita professione di chitarrista, cantante e compositore di alcuni tra i più grandi classici del genere, è stato cronista della sua New York, ma anche degli innumerevoli luoghi visitati in occasione dei suoi concerti, del mondo canino e della società odierna (soprattutto americana) sposando la filosofia riassunta in una sua breve e chiarissima dichiarazione:

God should have a Leica

Numerose le esposizioni dedicate ai suoi lavori, scorci di paesaggi o ritratti, all'anno scorso risale la presentazione del suo libro: “Rhymes / Rimes”, storia di un'avventura umana intrisa di luce, sviluppata lungo 300 sue foto scattate negli ultimi 46 anni. Amato dal pubblico anche armato di macchina fotografica Lou Reed ha esposto parecchio, in patria ma anche con molte tappe in Spagna e Portogallo, ma anche al PAN di Napoli. Ed è proprio un fotografo spagnolo che ci aiuta ad inquadrare meglio i rapporti di un protagonista della modernità con le evoluzioni tecniche del mezzo spiegando (al link in calce) che Reed:

rifiutava e vedeva di mal occhio la filosofia del digitale. Non comprendeva come si potesse scattare 200 volte per scegliere una sola immagine. Si vantava che i suoi scatti non conoscevano Photoshop. Gli piacevano le nuove tecnologie, ma ne rinnegava il cattivo uso.

Come nel documentario "Red Shirley" realizzato insieme a Ralph Gibson e dedicato ad un'arzilla vecchietta di cent'anni (cugina dello stesso Reed) sopravvissuta all'olocausto e con un'importante esistenza d'attivista alle spalle.

A pensarci bene, è proprio con l'obiettivo che in fondo Lou si è mantenuto più coerente all'idea di esposizione che caratterizza la nostra epoca, senza però cedere alle sirene della banalizzazione e conservando, così come il suo rock di calda protesta, un legame strettissimo col reale.


Via | altfoto.com

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